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Quale rapporto tra intolleranze al glutine e uso di diserbanti?

Mentre a Bruxelles la Commissione europea ha deciso di rinviare a Maggio la decisione sul rinnovo o meno dell’autorizzazione di utilizzare in Ue il glifosato, il principio attivo più utilizzato al mondo come erbicida, su Change.org, piattaforma online di petizioni sono state raggiunte 75.000 firme contro l’uso del discusso diserbante, classificato come 2A dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro IARC, ovvero indicato come probabile cancerogeno per gli esseri umani. Il glifosato è infatti “genotossico”, cioè causa danni al DNA sulle cellule umane (oncogeno). Il glifosato è l’erbicida maggiormente impiegato nel settore agricolo, il cui uso risulta aumentato negli ultimi anni a causa della diffusione delle colture geneticamente modificate. Questa sostanza può diffondersi nell’aria, nell’acqua e nel cibo, contaminando la popolazione residente in prossimità delle zone di utilizzo.

Agrocultura ha intervistato il Dott. Andrea Del Buono, immunoallergologo e Vicepresidente ARTOI, sulla relazione tra l’uso dei diserbanti e i fenomeni comunemente definiti come intolleranze alimentari. Parliamo nello specifico di quella sintomatologia che va sotto il nome di “gluten sensitivity“, fenomeno esploso negli ultimi anni ed in costante crescita.

“La Gluten Sensitivity – spiega il dott. Del Buono – si presenta con sintomatologia gastrointestinale (meteorismo, dolori addominali, diarrea o stipsi o alvo alterno) ed extraintestinale (sonnolenza, difficoltà di concentrazione, annebbiamento mentale, cefalea, artromialgie, parestesie degli arti, rush cutanei tipo eczema, depressione, anemia, stanchezza cronica). Il quadro clinico va in remissione solo con l’eliminazione del glutine dalla dieta. Tale condizione è estremamente frequente nella popolazione generale, molto più della malattia celiaca. La relazione ipotizzata tra “gluten sensitivity” ed erbicidi sta nel fatto che i diserbanti, mentre agiscono sull’erba vengono assorbiti dal chicco di grano, venendo poi rilasciati nel nostro intestino interferendo con i micronutrienti e attivando il sistema immune. Recenti evidenze scientifiche hanno infatti rilevato che all’origine del fenomeno c’è un’alterazione del sistema immunitario, in particolare dell’immunità innata. Il meccanismo alla base del danno infiammatorio è molteplice: esso è dato dall’interferenza del glifosato con i principali micronutrienti come la vitamina D3, cobalamina, ferro, molibdeno, selenio e amminoacidi come metionina e triptofano, unitamente all’interferenza su importanti enzimi epatici detossicanti, e sul microbiota, cioè i cosiddetti batteri residenti nell’intestino “che ci aiutano a star bene”. Gli enzimi dei nostri succhi digestivi, hanno quindi maggiore difficoltà nel “tagliare” (digerire) alcune proteine come il glutine, creando così sequenze amminoacidiche immunogene, ossia in grado di liberare citochine, meccanismo alla base dell’infiammazione gastrointestinale. In funzione della quantità di citochine liberate si manifesteranno maggiori o minori sintomi: ecco spiegata la molteplicità del quadro clinico (eruttazione, cefalea, orticaria, anemia etc.). Cosa importante da chiarire – continua il dottore – è che non è il glutine in sè responsabile dell’insorgere di queste patologie, ma il meccanismo di destrutturazione di questa sostanza che si attiva durante il processo digestivo.”

Andrea Del Buono

Attualmente non vi sono grossi studi conclusivi sul reale rischio dei diserbanti, ma vi sono concrete motivazioni per confidare in una riesamina della politica sull’uso dei diserbanti e del glifosato stesso. Ricordiamo che è stata recentemente pubblicata la notizia dello studio della Fondazione Heinrich Boell che ha evidenziato che il 99,6 per cento dei tedeschi presenta residui di glifosato nelle urine, in particolare i mangiatori di carne, per via dei mangimi degli animali contenenti soia e mais ogm.

Ringraziamo il Dott. Del Buono per il prezioso contributo.